25 Novembre " Giornata mondiale contro la violenza sulle donne"

Dal 2000 ad oggi sono state oltre 3000, nel 2018 le donne uccise sono state 142, una in più dell'anno precedente: in termini relativi l'anno scorso le vittime femminili hanno raggiunto il valore più alto mai censito in Italia, attestandosi sul 40,3%, a fronte del 35,6% dell'anno precedente.

Anche nel 2018 la percentuale più alta dei femminicidi familiari è commessa all'interno della coppia, con 78 vittime pari al 65,6% del totale (+16,4% rispetto alle 67 del 2017): in 59 casi (pari al 75,6%) si è trattato di coppie "unite" (46 tra coniugi o conviventi) mentre 19 vittime (il 24,4% di quelle familiari) sono state uccise da un ex partner. Stabile o in flessione la presenza di altre figure: le madri uccise scendono da 18 a 14 e le sorelle da 5 a 3, mentre le figlie uccise passano da 12 a 13.

Tra le mura domestiche...”Chi uccide non deve bussare perchè ha le chiavi” e così diventa ancora più urgente intervenire con azioni che non devono andare solo e non tanto nella direzione della repressione ma piuttosto sulla prevenzione.

Nei primi 10 mesi del 2019 sono 95 le donne uccise.

E' essenziale disinnescare l'odio, ma è essenziale anche creare le condizioni affinchè le donne vittime di abusi, violenza e vessazioni abbiano l'aiuto ed il sostegno necessari per andar via da una condizioni di sopraffazione fisica, psicologica ed economica. E così se da un lato il Codice Rosso approvato lo scorso luglio è un primo passo, è pur vero che non è sufficiente La questione primaria da affrontare e risolvere resta la PREVENZIONE, disinnescare l’odio,e il Codice Rosso vuole trattare il problema coma una “questione di ordine pubblico”.

La legge non affronta il problema della gestione delle vittime dal lato umano. Le vittime di violenza hanno la necessità di riappropriarsi della loro vita, il che riguarda la quotidianità, la gestione del tempo e degli spazi. Le donne vittime di violenza hanno bisogno di un domicilio sicuro che restituisca e garantisca dignità e autonomia. E’ fondamentale mettere in campo interventi integrati e a più livelli, allontanando le donne dai violenti insieme ai figli, sostenendole nei percorsi di autonomia economica.

Altro aspetto sul quale si deve intervenire è che spesso la violenza viene confusa con il confitto e si arriva a consigliare alle donne di ritirare le querele per dare prova di volersi conciliare e abbassare la conflittualità.

Il Codice Rosso deve essere considerato per quello che realmente è, vale a dire un primo passo di un cammino ancora lungo.

Si deve incidere culturalmente sulla società, e prevedere misure a sostegno delle vittime ed interventi preventivi delle condotte violente che spesso non sfociano nell’aggressione fisica o in episodi di cronaca nera, ma che incidono in modo silenzioso e costante sulla società. La Regione ha istituito la Commissione di parità e l’Osservatorio sulle violenze alle donne, due strumenti preziosi, e preziosi sono il lavoro ed i ruolo che rivestono i centri-antiviolenza. Fornire le risorse economiche a chi opera in questo ambito è fondamentale, la Regione Calabria è intervenuta con finanzianti per circa 1 milione e 200 mila euro, ma non deve essere un traguardo, deve essere il segnale, una vicinanza che deve e dovrà essere garantita ed incrementata.

E’ necessario agire con ogni mezzo, per aumentare la consapevolezza sul fenomeno da analizzare in ogni sfaccettatura e creare spazi di discussione per richiamare l’attenzione sul valore della persona umana e il rispetto dell’ identità di donne e minori, ma anche per mettere a nudo le radici della violenza maschile.

Gli strumenti oggi disponibili e quelli che ancora attendono di essere attivati ed utilizzati, e mi riferisco al Codice Viola che identifica un circuito di accesso al Pronto Soccorso riservato a tutte quelle categorie di soggetti, senza distinzione di genere o età che, a causa della loro condizione di fragilità, più facilmente possono diventare vittime di abusi e violenze: donne, uomini, bambini, anziani, immigrati ed altri soggetti vulnerabili.

Il codice viene assegnato insieme al codice di gravità, da personale sanitario addestrato a riconoscere segnali (non sempre evidenti) di una violenza subita anche se non dichiarata. Quando viene assegnato un Codice Viola, procedibile di ufficio, si attiva il Gruppo Operativo lnterforze che è composto dai rappresentanti dell’ASL (SUEM 118, Dipartimento Emergenza Urgenza, Dipartimento di Prevenzione. Dipartimento Materno Infantile, Dipartimento Salute Mentale, Consultori), Procura della Repubblica, Forze dell’Ordine, Istituzioni Territoriali, Centri Antiviolenza, Centri per il recupero dei soggetti maltrattanti e Case rifugio. I Gruppi Operativi Interforze hanno il compito di contribuire al tempestivo riconoscimento e all’emersione dei casi di lesioni derivanti da maltrattamenti o da violenze commesse da terzi.

L'ospedale S.Giovanni di Dio di Crotone ha adottato il Codice Viola e questo dimostra che sul nostro territorio si sta lavorando e lo si sta facendo in rete, centri-antiviolenza, istituzioni, politica, forze dell'ordine e assistenza sanitaria, insieme,

Una rete a sostegno e a difesa delle vittime di violenza, perchè tutta la società è coinvolta, perchè la violenza, e la violenza di genere riguarda tutti!